A conti fatti, manca poco più di un anno alle elezioni comunali e, seppure silenziosamente, qualcosa si muove. Le compagini politiche cominciano il lento rituale del corteggiamento: si scrutano, si avvicinano con discrezione, si annusano, una ciariata leggera, tanto per ricordare che esistono. Non è ancora tempo — dicono — e poi bisogna capire cosa farà l’attuale maggioranza.
Si rincorrono supposizioni sul finire dell’anno, nel tentativo (vano) di scuotere il torpore politico in cui il borgo marinaro è sprofondato da quando — e perdonate la vanagloria — abbiamo deciso di concentrarci su altro, lasciando orfana la politica locale di una cassa di risonanza importante e, forse, necessaria. Da allora, Trappeto sembra un acquario: tutti si muovono, ma nessuno nuota davvero.
Da un lato, l’uscente Santo Cosentino pare ormai involato verso la terza candidatura consecutiva, forte della legge nazionale che consente ai sindaci dei comuni sotto i 5.000 abitanti di tentare il tris. Cosentino, dunque, potrebbe ripresentarsi, contando su un’alternativa politica che — diciamolo — non si vede nemmeno col binocolo. Se esiste, continua a giocare con regole vecchie di almeno dieci anni, regole di un età pre-Tarlo cancellata dalla nostra ostinazione di portare nelle case dei trappetesi gli intrecci dei malaseni, svelando nomi, alleanze e tentativi di coalizione talvolta al limite del paranormale.
Sulla terza candidatura Cosentino non conferma e non smentisce. Ma ciò che davvero inquieta è l’assenza di ardore politico dentro le mura cittadine: nessun confronto serio, nessun capocordata pronto a tirare il carretto, nemmeno un finto dibattito per riempire le serate d’autunno. C’è quindi il rischio di un nuovo 2022, con un sindaco uscente costretto a correre contro se stesso, in una campagna elettorale che sa più di partita al “Solitario” che di confronto democratico.
E se guardiamo dentro la maggioranza, le increspature non mancano. È difficile immaginare i consiglieri Albano e Alia correre nuovamente a sostegno di un Cosentino, sul malgrado, rischia di trovarsi ancora una volta in campo da solo: un centravanti senza squadra avversaria, impegnato a segnare reti su reti in una porta vuota, scartando difensori immaginari. L’ipotesi è concreta. E questo non aiuta certo quella sana alternanza di visioni e di uomini che, a Trappeto, terra di naviganti, predicatori e politologi poi finiti nel tritatutto delle liste elettorali, ha sempre avuto un suo pittoresco fascino.
E allora via con il fanta-sindaco: ci sarà, come si vocifera, la candidatura di una donna pronta a sfidare Cosentino? O resteremo al solito menù con le famiglie che a Trappeto muovono centinaia di voti – indebolite ma non ancora estinte dopo dieci anni di purgatorio – impegnate nella ricerca del nome capace di fare sintesi, un fantoccio condiviso da tutti proprio perchè non piace a nessuno?
E nella maggioranza assisteremo al debutto di un Totò-sindaco o del Totò sindaco per davvero con l’assessore Salvatore Orlando pronto a raccogliere il testimone da un Cosentino forse stanco, ma pur sempre convinto che senza di lui il vento non soffierebbe? E l’attuale vicesindaco Rosa Orlando? Dopo vent’anni di politica locale – di cui quindici passati tra i banchi delle varie maggioranze – troverà ancora la motivazione per restare sulla plancia di comando o preferirà godersi la quiete del porto?
Un tempo la corsa alla carica di primo cittadino di Trappeto era un rito tantrico, una liturgia fatta di accozzaglie improvvisate e manovre di palazzo talvolta in bilico tra il trash da avanspettacolo di borgata e le commedie strutturate degne di un film di Franco E Ciccio. Squadre e accordi nascevano con il solo scopo di entrare nella stanza dei bottoni e affacciarsi sulla “fu Piazza Municipio” al grido immaginario di: “Qui comando io!”. Un napoleonismo pompato da steroidi, una versione da palestra del culto dell’uomo solo al comando eletto tra fanfare e strette di mano, tempi andato in cui il sindaco credeva d’essere l’incarnazione vivente del popolo: un misto tra Bonaparte e San Giuseppe con fascia tricolore.
Oggi, alla soglia del 2026 (ultimo anno del Cosentino bis), tutto questo sembra evaporato, o forse diluito in un generico desiderio di “non spendersi troppo”. La domanda, dunque, è obbligatoria: cosa intimorisce gli avversari di Cosentino – o di un suo eventuale delfino – dal tentare il salto nella gloria della politica trappetese? Forse il timore di scoprire che il pubblico non è più disposto ad applaudire comparse travestite da protagonisti? A metà novembre del 2025 il mare è calmo davanti alle coste del borgo trappetese. Troppo calmo. Il Tarlo resta in ascolto, pronto a raccontarvi ciò che accadrà – semmai, ed è tutto da vedere – qualcosa accadrà. Nel frattempo, i fantasmi politici continuano a passeggiare per Trappeto convinti di essere invisibili. Peccato che il Tarlo, si sa, rosichi anche al buio.









