Ci sono storie che restano sopite per decenni e poi, improvvisamente, si risvegliano, riemergendo con la forza del ricordo. È il caso di Amedeo La Mattina, giornalista politico de La Stampa e già saggista per Einaudi, che nel romanzo “L’incantesimo delle civette” (edizioni e/o, 2016) rievoca un episodio dimenticato ma straordinario: l’arrivo a Partinico, nel 1967, della troupe di Damiano Damiani per girare il film Il giorno della civetta, tratto dal celebre libro di Leonardo Sciascia.
In quell’estate torrida, La Mattina – allora adolescente – viveva proprio a Partinico. Nel romanzo, il suo alter ego letterario si chiama Luca Lamanna, un quattordicenne figlio di medici, che trascorre le giornate con un gruppo di ragazzi più grandi. La sua fortuna è che la troupe cinematografica ha scelto come base la villetta del suo migliore amico, Cesare. Ed è lì che Luca scoprirà il fascino del cinema, della vita e del primo amore.
Un giorno, nella casa trasformata in set, il ragazzo incontra una giovane donna destinata a imprimersi nella sua memoria: Claudia Cardinale. “Lei era esile, stava seduta sul divano con eleganza, le gambe accavallate, un sorrisetto vivace e impertinente”, scrive l’autore. “Non avevo mai visto una donna così bella. Mi guardò e disse: ‘Ciao, occhi belli’.” Da quel momento, il mondo di Luca cambia per sempre.
“L’incantesimo delle civette” è molto più di un romanzo di formazione. È anche un omaggio al cinema, alla letteratura e all’impegno civile. Sullo sfondo di una Sicilia dove la parola “mafia” era ancora impronunciabile e dove le donne non potevano entrare in un bar, si intrecciano sogni, paure e coraggio.
Spinto dal desiderio di impressionare la sua musa, il giovane protagonista si immerge nei libri di Sciascia trovati nella biblioteca del padre. E proprio lì nasce il suo piano temerario: sventare un presunto tentativo di rapimento dell’attore Franco Nero, protagonista del film di Damiani. Una trama che nel romanzo diventa rivelazione storica: secondo quanto racconta La Mattina, le cosche locali, dopo aver appreso la natura del film, avevano davvero pianificato il sequestro dell’attore. Le minacce furono così gravi che le ultime scene vennero girate a Cinecittà anziché a Partinico, costringendo la produzione a lasciare la Sicilia in anticipo. Inoltre, uno dei palazzi scelti per le riprese risultò appartenere a un imprenditore vicino ai clan.
Il romanzo di La Mattina è un ritratto autentico della Sicilia degli anni Sessanta, tra dialetto, religione, riti familiari e il bar come luogo del potere, diviso tra chiesa, Democrazia Cristiana e mafia. Il tono è dolce, ironico e profondamente umano, capace di restituire il clima di un’epoca in bilico tra modernità e chiusura sociale.
“Il rumore creativo di uomini e donne impegnati a dare forma, voce e luce a un’idea mi era entrato nelle narici, rimanendo appiccicato sulla pelle”, scrive l’autore. Un’immagine che racchiude il senso più profondo del libro: la magia del cinema e della libertà contro il silenzio imposto dalla paura. Perché le società chiuse – che siano dominate dalla mafia o dalla xenofobia – non producono mai quel rumore vitale che nasce solo dove si sogna e si osa.
Il libro: L’incantesimo delle civette, Amedeo La Mattina. Edizioni e/o – 2016














