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Uno dei murales che raccontano lo Zolfo di Assoro
— Uno dei murales che raccontano lo Zolfo di Assoro
Arte e identità

Il borgo delle miniere racconta la storia del zolfo con i murales

Quattro grandi muralisti italiani trasformano Assoro, nel cuore della Sicilia, in un museo a cielo aperto. Opere monumentali raccontano la memoria dello zolfo e il futuro di un borgo che rinasce attraverso l’arte.
Arte e identità

Il borgo delle miniere racconta la storia del zolfo con i murales

Quattro grandi muralisti italiani trasformano Assoro, nel cuore della Sicilia, in un museo a cielo aperto. Opere monumentali raccontano la memoria dello zolfo e il futuro di un borgo che rinasce attraverso l’arte.
Uno dei murales che raccontano lo Zolfo di Assoro
— Uno dei murales che raccontano lo Zolfo di Assoro

Ad Assoro, nel cuore della Sicilia, l’arte diventa strumento di rinascita. Quattro noti muralisti italiani – Biodpi, Alessandra Carloni, Ligama e Vittorio Valiante – hanno trasformato il centro storico del borgo ennese in un vero e proprio museo a cielo aperto, con sei grandi opere pittoriche ispirate alla memoria mineraria e allo spirito di un territorio che vuole rigenerarsi.

Il progetto, promosso da Civita Mostre e Musei in collaborazione con INWARD – Osservatorio Nazionale sulla Creatività Urbana, rientra nel “Progetto locale di rigenerazione culturale e sociale del Comune di Assoro – Assoro Borgo dello Zolfo”, finanziato dal Ministero della Cultura con i fondi del PNRR. L’obiettivo è chiaro: restituire identità e nuova vita a un luogo che per secoli ha vissuto del duro lavoro nelle miniere di zolfo, simbolo di un passato di fatica e di riscatto.

Le sei opere monumentali si snodano in un percorso che accompagna il visitatore fino all’ingresso del centro storico, dove si trovano alcuni dei tesori architettonici più importanti del borgo: la Badia di Santa Chiara, la Sala degli Scavi, il Municipio, Palazzo Valguarnera, la Basilica di San Leone e la Chiesa-Convento degli Angeli.

Assoro, posta a 800 metri d’altezza nel cuore dell’isola, è da sempre un crocevia di culture. Greci, romani, arabi, normanni e aragonesi si sono avvicendati tra le sue colline. Nel Settecento il borgo fu protagonista di un profondo cambiamento: dalle coltivazioni di frumento e olio si passò alla ricchezza dello zolfo. Con essa arrivarono i cunicoli minerari, le ferrovie, i forni e le storie drammatiche dei carusi, i giovanissimi minatori simbolo di un’epoca di dolore e sacrificio.

Proprio da questa memoria nasce l’idea del progetto di rigenerazione, che punta a trasformare Assoro in un centro di promozione culturale e turistica legato alla storia dello zolfo. Un luogo capace di attrarre visitatori attenti e sensibili, ma anche di generare nuove opportunità per giovani e donne attraverso percorsi di formazione e imprenditorialità locale.

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Il viaggio tra i murales inizia in Via Martiri delle Miniere, dove Vittorio Valiante ha realizzato l’opera “Via Martiri delle Miniere”. In una potente scena realistica, l’artista raffigura minatori adulti immersi nelle nuvole gialle dello zolfo: i volti segnati dalla fatica, i corpi piegati dal lavoro, ma fieri, eroici, simbolo della dignità del sacrificio. L’impatto visivo è forte, quasi cinematografico, e introduce l’intero percorso artistico.

In Via Pietro Nenni si trovano invece le opere di Biodpi (con Nuru B), due grandi murales in dialogo tra loro dal titolo “Discinnirìa e Acchianàta”. Nella prima scena, alcuni carusi scendono nelle viscere della terra, strumenti alla mano, mentre nella seconda – sulla facciata della scuola primaria “I. Riccioli” – gli stessi bambini, ora scolari, risalgono sorridenti verso la luce, giocando e costruendo una piramide umana. Tra loro spicca il volto di un giovane Antonio Giurca, il ragazzo che interpretò “Rosso Malpelo”. È un racconto simbolico di riscatto e rinascita attraverso la conoscenza.

Proseguendo lungo Via Crisa, il visitatore incontra “Oro del diavolo” di Ligama. Due interventi pittorici raccontano lo zolfo come materia viva: da un lato la brillantezza del minerale e la sua forma cristallina, dall’altro tre asinelli che lo trasportano lontano, come per liberare il paese da un passato faticoso. Le figure realistiche si muovono in un paesaggio tipicamente siciliano, caldo e luminoso.

Infine, in Via Vallone alta, Alessandra Carloni (con Orghone) firma “Terra Nera”, un trittico su tre pareti contigue ispirato a immagini storiche delle miniere. Con toni pastello e un’atmosfera sospesa, l’artista offre un paesaggio poetico e malinconico che invita alla contemplazione, a un dialogo tra l’uomo e la propria terra, tra memoria e futuro.

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Le opere, già meta di curiosi e visitatori, restituiscono ad Assoro una nuova luce. L’antico borgo dello zolfo diventa così un luogo di bellezza, memoria e speranza, capace di coniugare la sua storia mineraria con la creatività contemporanea. Tutto questo accade proprio ad Assoro, nel cuore della provincia di Enna.

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